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Nel cuore della tradizione islamica, esiste un’espressione che porta con sé una bellezza silenziosa e una profondità antica: “Ahl al-Kitab”, ovvero “la Gente del Libro”. Si tratta di un termine carico di rispetto, usato per indicare coloro che hanno ricevuto una rivelazione divina attraverso le Sacre Scritture: ebrei, cristiani, e in alcune interpretazioni anche zoroastriani.

Ma oltre il contesto religioso e storico, questa espressione racchiude un’idea potente: quella di un’identità fondata sui libri. E qui, come casa editrice, ci sentiamo chiamati in causa.

Noi, custodi di libri

Ogni casa editrice, nel suo piccolo o grande, è parte di una tradizione millenaria di trasmissione della conoscenza, della memoria e del pensiero. Siamo, in un certo senso, “ahl al-kitab” anche noi: non nel senso dogmatico, ma nel significato più ampio e simbolico del termine. Siamo parte di quella stirpe umana che crede nel potere delle parole scritte, che le raccoglie, le protegge, le rende accessibili, e le lascia in eredità a chi verrà dopo.

In un’epoca dominata dalla rapidità, dal rumore e dall’oblio digitale, custodire un libro è un atto di resistenza e visione. Pubblicare un libro è come accendere una piccola luce nella notte: una luce che può indicare una via, generare domande, suscitare consapevolezze.

Il libro come spazio di dialogo

“Ahl al-Kitab” porta con sé anche un altro insegnamento: l’idea che le differenze – di lingua, di fede, di cultura possano essere esaltate e valorizzate attraverso la parola scritta. In passato, le comunità della “Gente del Libro” hanno convissuto fianco a fianco, dialogando e scambiandosi idee. Allo stesso modo, oggi i libri possono essere ponti tra mondi, strumenti di inclusione, luoghi d’incontro dove visioni diverse possono coesistere senza scontrarsi.

Editoria come responsabilità

Essere editori non significa solo stampare parole su carta. Significa scegliere cosa tramandare, quali storie dare al mondo, quali voci far emergere. Significa assumersi la responsabilità di contribuire al discorso culturale, civile, etico. E, come la “Gente del Libro”, farlo con consapevolezza e rispetto, i valori in cui crediamo profondamente.

Scegliere di pubblicare un romanzo che parla di emancipazione femminile, un saggio che affronta temi sociali, un diario che aiuta a ricostruire fiducia in sé stessi, non è solo un atto editoriale: è una presa di posizione.

In un certo senso, siamo anche noi parte di una comunità che crede nel potere dei libri.
Siamo, oggi più che mai, Gente del Libro.